Tutela e valorizzazione


Archeologia Ritrovata

La manifestazione promuove la valorizzazione e la tutela dei beni culturali cosiddetti “minori”, che rischiano di essere dimenticati e cancellati dalla memoria storica degli uomini. L’impegno dei Gruppi Archeologici d’Italia è quello di monitorare questi beni, valorizzandoli attraverso iniziative culturali intese alla loro promozione e valorizzazione. L’augurio è che da questa edizione ci sia una magiore presenza dei volontari dei G.A. d’Italia su tutto il territorio nazionale. Per questo contiamo su una maggiore sensibilizzazione dei direttori dei Gruppi in modo che una partecipazione più attiva possa contribuire, attraverso il volontariato culturale, a far ritrovare, preservare e valorizzare le testimonianze storiche del nostro passato.

Sappiamo che il volontariato culturale ha potenzialità enormi in grado di ottenere qualsiasi risultato. Dobbiamo solo credere in quel che facciamo, esserne orgogliosi e avere il coraggio di denunciare qualsiasi abuso e/o mancanze che si possano verificare. Le iniziative che maggiormente proponiamo sono: interventi sul territorio in collaborazione con Enti e Istituzioni, mostre fotografiche, pannelli illustrativi, video, CD-Rom, allestimenti di stand e banchetti, con distribuzione di materiali informativi, collocati in luoghi particolarmente frequentati come Musei, Archivi, Biblioteche, strade e piazze dei centri storici delle città.

Vi ricordiamo, infine, che le Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata si svolgeranno ogni anno nel secondo fine settimana (sabato e domenica) del mese di ottobre.

Giornate nazionali di Archeologia Ritrovata, 14^ edizione
Ottobre 2017

L’iniziativa è in collaborazione con: le Soprintendenze per i Beni Archeologici e con il Patrocinio: della Direzione Regionale per i Beni Culturali del Lazio, del Ministero dei Beni Culturali e dell’alto patronato del Presidente della Repubblica.

Koiné

Forum che raccoglie le associazioni per i Beni Culturali di vari Paesi il cui scopo fondamentale è la salvaguardia dei beni culturali delle aree e dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, fu ideato da Magrini e i G.A.d’Italia ne sono i fondatori. Promuove iniziative in cui più paesi agiscono sinergicamente.

I Gruppi Archeologici d’Italia, già ideatori e fondatori del Forum Europeo delle Associazioni Archeologiche (ora rinominato Forum Europeo delle Associazioni per i Beni Culturali), preso atto degli scarsi contatti culturali, principalmente a livello archeologico, tra associazioni di volontariato o comunque associazioni che non perseguano scopo di lucro, specialmente in ambito giovanile, tra i Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, si propongono di costituire Koinè, Forum Mediterraneo delle associazioni per le salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici in genere e archeologici in particolare.

Considerando il Mar Mediterraneo un confine naturale tra Paesi legati da una storia e una civiltà millenaria, si è pensato che questa omogeneità culturale possa contribuire, con iniziative comuni e mirate, a conservare e far conoscere i beni culturali, archeologici e paesaggistici che questi Paesi possiedono. Vista l’essenziale unità di questo patrimonio dei Paesi del bacino del Mediterraneo, si è pensato quindi di dar vita a Koinè. Pertanto tutte le associazioni che perseguono gli stessi fini sono invitate ad aderire a questa grande e propositiva iniziativa.

Obiettivo di Koinè (Forum Mediterraneo delle Associazioni per la salvaguardia dei Beni Cul-turali e Paesaggistici) è di accrescere, soprattutto nei giovani, la consapevolezza del concetto di una comune identità mediterranea, pur nelle diversità regionali, attraverso lo studio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio dei beni culturali (archeologici in particolare) e paesaggistici secondo il seguente programma di massima:

  • istituire un Forum per l’elaborazione di politiche comuni e per l’incoraggiamento di attività bilaterali o multilaterali tra le associazioni dei Paesi mediterranei indipendenti in cui i volontari partecipino attivamente alla tutela, allo studio, alla promozione didattica e alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale comune;
  • valorizzare e promuovere il ruolo delle associazioni dei Paesi del Mediterraneo come mezzo per educare e sensibilizzare l’opinione pubblica nella protezione e nella valorizzazione del patrimonio dei beni culturali e paesaggistici;
  • promuovere contatti pluridisciplinari e scambi di idee per un’azione efficace a favore del patrimonio dei beni culturali e paesaggistici considerato nel suo contesto sociale;
  • formulare una politica e un programma di scambi tra le organizzazioni aderenti a KOINÈ tra i Paesi mediterranei;
  • incoraggiare iniziative tra i Paesi mediterranei per la tutela e la valorizzazione del patrimonio dei beni culturali e paesaggistici;
  • favorire il lavoro volontario nel campo del patrimonio dei beni culturali e paesaggistici, specialmente tra i giovani, attraverso progetti di valenza internazionale;
  • promuovere lo scambio di informazioni e di documentazione tra le associazioni aderenti a Koinè nel campo della didattica e della valorizzazione del patrimonio dei beni culturali e paesaggistici;
  • incoraggiare la formulazione di programmi di formazione coordinati per i volontari e per i giovani in particolare, stabilire la definizione di livelli di competenza nell’ambito dei beni culturali e paesaggistici, ed il riconoscimento di queste qualifiche presso gli organismi professionali responsabili della gestione e del patrimonio dei beni culturali e paesaggistici;
  • sollecitare gli enti e il personale responsabile della gestione e della fruizione dei beni culturali e paesaggistici a servirsi della collaborazione dei volontari affiliati alle associazioni aderenti a Koinè.

Protezione Civile

I G.A. d’Italia fanno parte ormai da anni della Protezione Civile, al cui interno hanno svolto un ruolo di primo piano nel recupero dei beni storici, artistici ed architettonici che hanno subito danni nel corso delle calamità che svariate volte hanno colpito diverse parti d’Italia. In questa sezione verranno citati i compiti svolti dai G.A. d’Italia all’interno della Protezione Civile, coerentemente con quanto affermato nello Statuto e nel Regolamento dell’Associazione, e verranno enumerati gli interventi effettuati nel corso degli anni.

Statuto – Art. 2 – Scopi

[...] L’Associazione collabora altresì con le strutture della Protezione Civile per le attività conformi alle norme statutarie. [...]

Statuto – Art. 3 – Realizzazione degli scopi

Per la realizzazione dei suoi scopi, l’Associazione si propone di: [...]
g. partecipare attivamente, nell’ambito delle strutture pubbliche di protezione civile, alle iniziative promosse per la salvaguardia del patrimonio culturale; [...]

Regolamento Generale – Art. 11 – Direttore Nazionale

Il Direttore Nazionale dell’Associazione ha i seguenti compiti: [...]
n. coordina e promuove a livello nazionale le attività di Protezione Civile. [...]

Regolamento Generale – Art. 27 – Protezione Civile – Organizzazione

Nella situazione ordinaria l’Associazione si occupa delle attività di Protezione Civile tramite il membro della Direzione Nazionale all’uopo delegato. Nell’emergenza, gli interventi saranno diretti dal Direttore Nazionale affiancato oltre che dal Vice Direttore incaricato, da un comitato operativo di cui faranno parte: a) il Rappresentante dell’Associazione presso il “Comitato del Volontariato per la Protezione Civile”; b) i Direttori Tecnici dei Gruppi per il periodo dell’intervento in cui i relativi Soci risultino direttamente impegnati; c) eventuali esperti di nomina del Direttore Nazionale, in un numero massimo di tre. Gli oneri degli interventi di Protezione Civile in emergenza a carico dei Gruppi, saranno da iscriversi nel bilancio della Direzione Nazionale. Gli oneri relativi alle attività locali preparatorie, didattiche, e di allestimento delle attrezzature saranno da iscriversi nel bilancio dei Gruppi interessati.

Firenze (1966)

In occasione di quell’alluvione, fu il nostro primo intervento caratterizzato dalla spontaneità e dalla necessità di intervenire con slancio giovanile al salvataggio di tanti beni culturali. Qui maturò l’impegno del volontariato culturale anche in occasione di calamità naturali. Non si parlava ancora di Protezione Civile, ma l’occasione fu propizia per dare avvio ad un nuovo impegno civile.

Tuscania (1971)

Il Gruppo Archeologico Romano è stato il primo e più attivo artefice dell’intervento a Tuscania. Nella prima fase, a ridosso del disastro, l’impegno è stato rivolto al salvataggio delle persone ed allo sgombero delle case pericolanti. Successivamente l’intervento si incentrò nello sgombero del Museo Archeologico e nel recupero del prezioso rosone della Chiesa di San Pietro. Oggi lo splendido rosone della chiesa romanica è stato ricomposto ed è integro in ogni sua parte, grazie all’opera di sorveglianza e ricomposizione effettuata durante le prime concitate ore dopo il sisma.

Friuli (1976)

350 iscritti ai Gruppi Archeologici d’Italia vi hanno lavorato (campo base a Trasaghis) ed in special modo a Gemona dall’11 maggio al 9 novembre: essi appartenevano ai Gruppi Archeologici Romano, Veneto, Trevigiano, Napoletano, Latino, Bolognese, Palermitano, Crotoniate ed Ernico, assicurando una presenza costante di una trentina di persone. Archeologi, geometri, carpentieri, manovali, ecc., tutti organizzati in nuclei autosufficienti. Ovviamente, perché non era pensabile di dover gravare sulle comunità colpite ed ancora sotto choc. “Il tempo a disposizione era prezioso” racconta Antonio Borrini, che proveniva da Roma ed era direttore organizzativo dei G.A. d’Italia, ad Antonio Stievano, “e furono presi subito contatti con il Ministero dei Beni Culturali e con la Soprintendenza Regionale del Friuli, per perfezionare gli accordi con gli Enti locali ed incominciare subito il nostro intervento.”

“Nell’immediato dopo terremoto, quando i bisogni primari erano tanti, l’intervento dei Gruppi Archeologici era già proiettato al dopo. In quei giorni le ruspe spianavano gli ammassi di macerie, noi cercavamo di arrivare prima, recuperando quanto di più significativo poteva riferirsi al passato della comunità di Gemona e dei paesi vicini.”

Nel Duomo di Gemona venne recuperata l’ancona di Andrea Moranzone (a. 1391), codici miniati del tesoro, un ostensorio, candelabri, altari, banchi di legno, paramenti del duecento, lapidi, un sarcofago, una fonte battesimale, una campana con incisioni, la statua della Pietà in arenaria policroma (arte danubiana), un Cristo in pietra del duecento, pale su tela, l’organo settecentesco con le canne di stagno, un gonfalone del 1260, l ‘archivio battesimale e quello delle corporazioni, un crocifisso ligneo dei duecento collocato nella navata centrale, calici intarsiati, una croce d’argento con incastonature di madreperla, etc.

Si intervenne anche in altre Chiese della Città (San Giovanni – 48 cassettoni del soffitto, opera di Pomponio Amalteo, una tela di Sebastiano Secanti il Vecchio; Santa Maria in Fossale – un altare ligneo trecentesco – quadri e pale; Madonna delle Grazie – tele seicentesche ed il tabernacolo ligneo dell’altare maggiore -; Santa Maria La Bella – pala seicentesca, arredi e quadri -; Sant’Agnese – statue lignee seicentesche -; San Rocco – recupero di arredi e statue lignee -. Venne recuperato anche tutto il materiale della Biblioteca Civica, dell’Archivio Storico del Comune (1200-1976) con i gonfaloni.

Altri, interventi sono avvenuti ad Osoppo (dove la chiesa parrocchiale venne liberata dai detriti, dove dalle macerie del castello vennero salvati due leoni di pietra ed una lapide romana), a Maiano (dove nella chiesa di una frazione vennero smontati e portati altrove altari in marmo), a Somplago (dove sono stati salvati tre altari e gli arredi sacri di una chiesa), a Villa Santina, ad Amaro, a Pradielis (dove l’altare di una chiesa fu imballato e quindi protetto prima che crollassero i muri perimetrali il 27 giugno), a Venzone.

Nel dicembre 1976 il Sindaco di Gemona, Ivano Benvenuti, inviò ai G.A. d’Italia, a nome del Comune, una targa-ricordo a riconoscenza per l’impegno dimostrato.

Nel 1986, a dieci anni dall’intervento, da Mons. Pietro Brollo, allora vescovo di Gemona ed ora, proprio da pochi mesi, nominato arcivescovo di Udine, venne inaugurato il Duomo ricostruito. Durante una funzione religiosa, consegnò ad Antonio Borrini e ad Antonio Stievano, in rappresentanza dei G.A. d’Italia due targhe commemorative per il lavoro svolto dai nostri volontari.

Irpinia (1980)

L’intervento dei G.A. d’Italia (Roma, Milano, ecc.) nacque spontaneamente per l’interessamento di alcuni soci, cui seguirono parecchi altri, e li ha visti impegnati in due fasi operative: nella prima, con obiettivi logistici, nella località di Muro Lucano, nei giorni immediatamente a ridosso dell’evento sismico, ed ha visto i nostri soci impegnati nell’allestimento dei campi di primo soccorso, nonché di assistenza alle persone in difficoltà o isolate; nella seconda, con una finalizzazione di salvaguardia tramite il censimento dei beni architettonici danneggiati dal sisma, nel Comune di Teora, di Sant’Angelo dei Lombardi, ecc., e con il recupero, all’interno delle strutture danneggiate, dei reperti archeologici e dei beni artistici. I risultati conseguiti sono stati: circa un migliaio i recuperi, 150 volontari impegnati nell’opera di soccorso, oltre mille le giornate di lavoro.

Alessandria (1994)

Dopo l’alluvione verificatasi nella città, il G.A. Torinese intervenne in aiuto alle popolazioni del quartiere Orti per ripulire le abitazioni invase da una gran quantità di fango. E’ stato un intervento modesto ma utile ed apprezzato dagli abitanti che ne hanno potuto beneficiare.

Assisi (1998)

L’intervento ha registrato una delle pagine più gloriose per la nostra Associazione per quanto riguarda gli interventi di Protezione Civile e per quanto riguarda la motivazione che ha coinvolto così tanti iscritti. Nella prima fase dell’intervento, subito dopo il terremoto, a titolo personale, molti nostri soci, in quanto iscritti anche in altre organizzazioni di volontariato, sono intervenuti con la Croce Rossa , con i Vigili del Fuoco volontari, con gli Alpini, ecc. Tutti tornarono con l’entusiasmo di chi sapeva di essere stato utile e tutti riferirono che i beni culturali erano normalmente abbandonati e dimenticati, tranne la Basilica di Assisi.

Nella primavera del 1998, per iniziativa del “Centro Nazionale del Volontariato”, fummo coinvolti per il recupero delle macerie del crollo avvenuto all’interno della Basilica, insieme a volontari dell’Istituto Centrale del Restauro di Viterbo, delle Opere di Misericordia, gente del luogo e stranieri di passaggio. Il materiale crollato era stato raccolto in oltre mille casse e si trattava di recuperare tutti i frammenti delle decorazioni e degli affreschi consistenti in quattro coppie di Santi (San Benedetto, San Pietro, la testa di San Domenico e la testa di San Francesco) del sottarco adiacente la controfacciata, una vela di Giotto con un Padre della Chiesa, San Girolamo (o San Rufino) ed un Evangelista di Cimabue, San Matteo. Fin dagli inizi, squadre di restauratori e di volontari si dedicarono al compito semidisperato di recuperare tutti i frammenti dipinti, e di ricollocarli al loro posto materialmente e virtualmente. Si dovevano quindi individuare i frammenti degli affreschi e partire con il tentativo della loro ricomposizione. Le oltre mille casse andavano setacciate per individuare i frammenti e selezionarli per grandezza, colore, ecc.

A turni di una settimana, in un ambiente adattato alla circostanza e situato nella parte più bassa del complesso basilicale che era stato occupato dalle stalle, venne costituita una catena che permise di lavorare in modo costante e continuo da marzo a giugno e si arrivò ad estrarre dalle macerie e dalla polvere quanto si trovava di significativo per la successiva opera di restauro e ricomposizione. Soci dei G.A. d’Italia erano presenti in 5/6 unità tutte le settimane, per un totale di 78 unità diverse e per un totale di 560 giornate lavorative. Ora i risultati si possono vedere sul posto.

E’ stata un’operazione che ha permesso allo spirito di un’associazione come la nostra di esprimersi andando oltre il compito assegnato, perché ha messo i volontari a confronto non solo con un bene d’arte di immenso valore culturale, ma anche con le popolazioni così duramente colpite.

Nel documento allegato e prodotto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali viene riconosciuto l’intervento dei “volontari”

Torino (2000)

Nel corso dell’alluvione che ha colpito Torino, la Dora Riparia, esondando dal suo alveo, ha invaso i sotterranei del Centro Piero della Francesca che contengono l’archivio dell’Università di Torino, dove sono custodite tutte le “Tesi di Laurea” degli studenti laureati.

L’Università di Torino e la Soprintendenza Archivistica del Piemonte e Valle d’Aosta ha richiesto l’intervento del G.A. Torinese, come capofila dei volontari nell’operazione di recupero delle “tesi di laurea”, in affiancamento ad un gruppo di lavoro già operante, sotto l’egida della Prefettura di Torino. All’operazione hanno aderito 12 soci del G.A.Torinese e 27 iscritti ad altre associazioni di volontariato culturale, iscrittisi al nostro Gruppo per la circostanza.